Dal rugby alle comunità generative

Dal rugby alle comunità generative

Quando il rugby incontra la vita e le trasmette i suoi valori… e nascono comunità generative

PROLOGO

Eccomi qui ad inviare un sms: “Ciao, mi rendo disponibile a dare una mano per la cena di natale, a chi devo rivolgermi?”…?… Non ci credo, sono davvero IO che mi sto offrendo come volontario? Ho molti impegni, eppure il tempo l’ho trovato… diavoli di un Rugby Paese !… Come caspita ci sono riusciti?

ANTEFATTO

“Solo gioco e agonismo? Il rugby è anche occasione di crescita. Prepariamo gli atleti al gioco in campo ma soprattutto alla vita, per questo diamo un impronta educativa ad ogni attività”. Questo riporta il sito web di Rugby Paese Junior. E poi leggo il “Codice etico” per dirigenti, accompagnatori, giocatori, spettatori, genitori, allenatori… Però! Ci siamo. Attratto da sempre dalla palla ovale e dai suoi valori, a settembre di quest’anno decidiamo di iscrivere i nostri gemelli di 5 anni a minirugby.

I dubbi sono tanti: è uno sport per loro? Piacerà? Al primo allenamento di prova vengo accolto da Giovanna con un fare rassicurante. Uno dei suoi bimbi saltella per il campo con un pallone più grande di lui. Giovanna e un “Educatrice”. Con un braccio libero mi spiega alcune cose e con l’altro tiene sollevato su un fianco il suo bambino più piccolo come fosse un pallone da rugby.

Le prime sensazioni sono positive. Dopo un po’ la incontro nuovamente. Seduta su una panchina, con grande naturalezza, parla con un’altra mamma mentre allatta al seno il suo neonato…

FATTI E MISFATTI

E inizia l’avventura.

Si parte con la prima riunione di conoscenza. C’è lo Staff “under 6” al completo. Ci sono papà e mamme, un po’ consapevoli e un po’ no. Si parla di regole, valori, rispetto. Nei giorni a seguire c’è la presentazione di tutto l’organico del Rugby Paese con le foto ufficiali delle varie squadre, l’incontro con la Psicologa dello sport sul ruolo dei genitori, quello con il nutrizionista, il mercatino gratuito per l’abbigliamento tecnico dei bambini… e, senza che tu te ne accorga, ti ritrovi con il grembiule a servire la pasta! Diavoli di un Rugby Paese Junior! Questa è arte!

Ma cosa è accaduto da settembre ad oggi? Niente di particolare, solo alcune cose normali e semplici.

I bambini hanno fatto movimento all’aria aperta, hanno condiviso attività e vita di squadra, hanno iniziato ad assimilare concetti come “regole” e “rispetto”. Come coppia abbiamo trovato dei piccoli momenti per noi stessi, per dialogare e staccare un attimo da 2 gemelli energivori, restando però uniti ad osservare ciò che di più bello abbiamo generato: loro stessi con le loro unicità. Con gli altri genitori abbiamo socializzato, condividendo difficoltà comuni e gioie, oltre a tonnellate di sorrisi nell’ osservare i nostri nanetti in campo.

Come famiglia abbiamo trascorso del tempo insieme, tutto nostro, fra un raggruppamento e l’altro, fra un pisolino in auto e un capriccio.

Come esseri umani abbiamo staccato un po’ da cellulari e web, dalla continua connessione con un mondo sempre più virtuale e sempre meno “vero”, godendoci momenti di vita all’aria aperta, con il sole e la pioggia, dialogando, bevendo una birra, mangiando un panino con la salsiccia che non sarà di gran salute… ma vuoi mettere il gusto?

Cosa c’è di straordinario in tutto questo? Niente, assolutamente niente. Tutte cose normali e semplici.

Con qualche consapevolezza in più… e anche qualche certezza: quando uno sport valoriale come il rugby incontra organizzazioni altrettanto valoriali nascono vere “Comunità generative”. Capaci di generare e diffondere educazione alla convivenza e di svolgere un ruolo di legante sociale. Qual è il “valore aggiunto” di tutto questo per una comunità?

EPILOGO

Sappiamo che con i bambini di questa età non si possono fare previsioni. Oggi giocano a rugby, domani non si sa. A fine stagione potrebbero voler smettere e provare altri sport. Ma una cosa è certa, nessuno potrà togliere loro i ricordi di questi mesi.

Ricordi che diventeranno potenti quando cresceranno: l’odore dell’erba bagnata, della terra, del sudore intriso nelle magliette, la fatica degli allenamenti al freddo e all’umido, i rimbrotti delle educatrici, i pianti per i colpi presi e dati, le docce negli spogliatoi con i pisellini al vento, gli scherzi e le risate, gli sguardi di mamma e papà a bordo campo …e soprattutto quella indefinibile e fortissima sensazione di protezione e amore sparsa per tutto il campo e negli spogliatoi…

Un tesoro prezioso, che rafforza la fiducia in loro stessi e nel mondo e che accompagna per sempre nella crescita.

Grazie Giovanna, Giulia, Diletta, Giuseppe, Rudi per quello che fate e come lo fate. Complimenti a Rugby Paese e alle tante realtà di questo splendido mondo, con poche risorse, ma tanto cuore. Tanto più sono piccole, tanto più cresce la stima. Quello che fate va molto oltre lo sport. Questo è veramente compreso?

E allora, Si, “TRY IS LIFE”… ma soprattutto “RUGBY IS REAL LIFE!”

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